mercoledì 26 ottobre 2016

MISS KILIMANJARO



In Kenya, tra le comunità Masai del Sud, la giovane Nice Nailantei Leng’ete si batte contro le mutilazioni genitali femminili. Per restituire dignità alle donne e il diritto allo studio alle ragazze.

La sua gente lo chiama emuatare: obbligatorio e spietato “rito di passaggio” che trasforma le bambine, con un taglio e un dolore indelebile, in donne adulte. A soli 25 anni, Nice Nailantei Leng’ete è già veterana nella guerra contro la mutilazione genitale femminile che sottomette le donne del suo popolo, i Masai del Kenya meridionale.
Poco lontano dalla città di Loitokitok, in una savana ventosa presidiata dal Kilimanjaro, racconta la sua prima ribellione contro questa consuetudine ancestrale: aveva 8 anni, era orfana e fuggiva di notte dalla casa degli zii per nascondersi sotto una grande acacia, in attesa che l’alba e la concitazione per la cerimonia facessero dimenticare la sua assenza nel conteggio delle bimbe da tagliare”. Per due volte s’è sottratta all’emuatare, vittoriosa nel convincere la famiglia a mantenerla integra e a farla studiare, fino alla laurea in management sanitario.

mercoledì 31 agosto 2016

DUE DONNE IN GUERRA CONTRO BIG TOBACCO

Foto di Rocco Rorandelli.

Una dottoressa inglese e una tredicenne di Giava hanno una sola - ma potentissima - cosa in comune: fanno tremare le multinazionali. La prima è un’esperta di salute pubblica; la seconda è una schiava del lavoro minorile che ora dà il volto alla campagna di denuncia “Il raccolto è nel mio sangue”. Insieme, testimoniano che chi fuma non nuoce soltanto a se stesso, ma ferisce l'intero pianeta 


Cos’avranno mai in comune una tredicenne di Giava schiava del lavoro minorile, con lo stomaco rovinato dai veleni che inala, e una dottoressa inglese di 73 anni che vive a Hong Kong ed è appassionata di tai-chi? Ayu e Judith non si conoscono, probabilmente non s’incontreranno mai, eppure combattono lo stesso nemico che considera entrambe pericolosissime e, se potesse, le metterebbe a tacere per sempre: l’industria del tabacco. Sei colossi più altri 40 marchi sparsi per il mondo, nutriti da un miliardo di consumatori (di cui l’80 per cento in Paesi a basso e medio reddito) e incuranti della crisi economica globale dall’alto dei loro ricavi da 315 miliardi di dollari l’anno, in costante crescita.

sabato 30 luglio 2016

A SCUTARI, LA BATTAGLIA DELLE NUOVE FEMMINISTE D'ALBANIA

L'entrata del centro "Passi Leggeri" a Scutari.

Il gruppo di donne del centro “Passi leggeri”, creato grazie a una Ong italiana, si batte per i diritti femminili in una terra dove ancora dominano le regole degli uomini. Ma ora il loro futuro è messo a rischio dai giochi della politica


Terra del passato vivente”: così, all’inizio del Novecento, la scrittrice inglese Edith Durham descriveva la regione di Scutari, nel nord dell’Albania più tradizionalista. Una frontiera tra islam e cristianesimo circondata dalle Alpi Albanesi, dal mare Adriatico e dal lago più grande dei Balcani, che il Paese delle Aquile condivide con il Montenegro. Una sequenza d’invasioni ha elargito influenze serbe, veneziane, bulgare, bizantine e ottomane, incastonate nelle leggi consuetudinarie del Kanun, tuttora vive sulle montagne.
Secondo questo antico codice, elaborato nel 1400, la donna non è che un otre per contenere figli: un sigillo del maschilismo più estremo che ha lasciato un’eredità pesante alle donne di Scutari, che pure è considerata la capitale morale e culturale di una nazione con una democrazia ancora in assestamento.

venerdì 17 giugno 2016

INSOSPETTABILI FEMMINISTE: JORDAN ROOKE, ICONA DEL PUNK '77

Una mostra fotografica a Milano celebra il quarantesimo anniversario del punk inglese e lei, che fu un’icona fashion del movimento, ci racconta perché certe eredità non passano mai di moda.


Jordan e il suo inconfondibile make-up (Foto Simon Barker).
Il suo look ha ancora venature punk: un’ironica t-shirt con disegnata una scollatura profonda, piccoli orecchini colorati, capelli a spazzola tra l’azzurro e il viola. Al concerto dei Tuxedomoon di venerdì scorso, al Black Hole di Milano, siede su un divanetto accanto al palco e confessa di ascoltare per la prima volta la band di San Francisco che sperimentava con l’elettronica negli anni in cui lei, a Londra, andava ai concerti dei Sex Pistols e lavorava con Vivienne Westwood nel negozio Sex al 430 di King’s Road.
Oggi Pamela Rooke è una signora di 61 anni impiegata in una clinica veterinaria di Brighton, nel sud dell’Inghilterra. S’è concessa un weekend milanese per godersi l’apertura della mostra Punk in Britain, alla Galleria Carla Sozzani di corso Como 10 fino al 28 agosto, dove compaiono diverse foto di lei alla fine degli anni Settanta, quando con i capelli cotonati biondo platino, i body in vinile, il volto dipinto a linee nere e quadrati fucsia, era l’icona femminile di uno stile rivoluzionario che ha lasciato tracce incancellabili nella moda, nella musica e nel costume.

sabato 4 giugno 2016

A GAZA, GLI AUTORITRATTI DI UNA DONNA SENZA VELO


La luce, obliqua e avara, filtra da una finestra troppo piccola, riuscendo a sfiorare appena gli oggetti sparsi per una stanza di tre metri per tre: una chitarra, ceste di frutta, una macchina da scrivere e una per cucire, disegni infantili appesi alla parete. E lei, la protagonista della scena dal volto semi-oscurato, posa con gesti morbidi nello spazio artificiale della prigione che s’è auto-inflitta per dimenticare quella vera, inespugnabile: la Striscia di Gaza.

L’artista palestinese Nidaa Badwan è nata ventinove anni fa ad Abu Dhabi ma da sempre abita qui, nella terra sigillata da Israele e dall’Egitto e soffocata dall’integralismo del partito islamico di Hamas. Un feroce oscurantismo che ha bandito la cultura, l’arte, la musica, i luoghi di ritrovo, spegnendo ogni speranza negli occhi dei giovani. «Ecco perché ho deciso di segregarmi per mesi nella mia camera» racconta Nidaa. «Non può esserci un prezzo per la libertà: noi veniamo al mondo già liberi. E se mi è negata, la costruirò nel mio spazio, per quanto angusto sia».